Recensione [ Dylan Dog 393 – Casca il mondo ].

Angosciante, romantico, fantastico e a tratti, divertente:
Il numero 393, “Casca il mondo” a cura di Roberto Recchioni, scritto da Barbara Baraldi e disegnato da Bruno Brindisi, ci avvicina ancor di più alla tragica fine in cui la meteora distruggerà qualsiasi cosa portandosi via tutto ciò che a noi è più caro.
In questo albo, la protagonista è una bambina di nome Lucy, la quale in un primo momento, non viene creduta da Dylan, perché racconta di un terremoto che ha devastato solo il suo quartiere, lasciando intatto tutto il resto.
Dylan per tranquillizzarla, decide di riportarla dai suoi genitori ma lei gli risponde a tono, dicendogli che una casa non c’è l’ha più perché il terremoto gliel’ha distrutta.
Inoltre, chiede a Dylan il suo aiuto per cercare di far uscire la mamma dalle macerie.
La bambina infine, parla di un drago, il quale (secondo lei) è causa del terremoto.
Dylan, sconcertato della cosa, non crede alle parole della bambina ma in un secondo momento, una volta giunto in prossimità del quartiere, si deve ricredere:
la bambina aveva ragione.
A volte è difficile credere ai bambini anche se (tutto sommato) sono la bocca della verità.
Per tutta la storia, Dylan cercherà di aiutare Lucy a riabbracciare la sua mamma.
Con “Casca il mondo”, ci vengono proposti molti insegnamenti di vita, il primo dei quali è quello di non attaccarci alle cose materiali, che potrebbero andare perdute in un soffio proprio per colpa (ad esempio) di un terremoto, che sì, ci porterà via tutte le cose a noi care ma di certo non ci strapperà mai le speranze e l’amore reciproco che abbiamo l’uno dell’altra.
Ci insegna che dobbiamo aiutare il prossimo che ha più bisogno di noi, senza assistere ad un macabro spettacolo dalla comoda poltrona di casa, guardando un telegiornale alla Tv.
Inoltre, ci insegna l’enorme forza di volontà e responsabilità che una piccola bambina può avere, combattendo fieramente le sue paure cavalcandole, come quel drago che le aveva portato via tutto, impugnando nella sua piccola mano, un peluche di nome MIO al posto della spada.
In questo albo, le paure sono molte, Dylan infatti, dovrà affrontare la sua nemica: la claustrofobia, entrando in luoghi stretti e soffocanti, mentre la bambina, dovrà vedersela con il senso di abbandono e con il timore di rimanere senza genitori, dopo la scomparsa del papà, avvenuta anni prima.
Non mancheranno le famose battute di Groucho, il quale combatterà la sua piccola Grande Battaglia, affrontando il generale delle formiche, che come ricompensa della sua vittoria, conquisterà semplicemente una caramella.
Come in ogni albo di Dylan Dog che si rispetti, il mostro è sempre dietro l’angolo. In questo caso però, non si tratterà di veri e propri mostri, bensì di sciacalli pronti a rubare qualsiasi cosa cosa gli capiti davanti.
Dylan farà del tutto per fermarli, aiutato da una ragazza della protezione civile la quale, si innamorerà di lui.
Dal punto di vista esoterico, in questo numero, viene proposto il Drago che (metaforicamente parlando) è visto come il Diavolo mangiatore di anime e la bambina, vista come uno spirito errante, impaurito e senza una meta, come un angelo che non riesce ad arrivare ai suoi cari, causando per la sua rabbia incontrollata, il vero e proprio terremoto.
Parlando di curiosità, in una tavola del numero 393, si può chiaramente individuare il famoso murales di Bansky che raffigura la celebre bambina con il palloncino rosso, la quale (anche senza esprimerlo) ci dice che in qualche modo “c’è ancora speranza”.
La storia di Barbara Baraldi è ben strutturata, pieni di punti chiave e sopratutto piena di suspense che invoglierà il lettore a girare le pagine del fumetto tutte d’un fiato.
I disegni di Bruno Brindisi sono come sempre, unici nel suo genere, conferendo ai protagonisti uno stile molto caratteriale e realista del personaggio che il lettore sta guardando.
La copertina di Gigi Cavenago invece, raffigura un Dylan Dog, sempre più impaurito ed alienato dalla realtà che lo circonda, attraverso uno stile dell’arte espressionista con quel tocco di surrealismo-post apocalittico che solo Cavenago ci può trasmettere attraverso i macabri colori dell’oblio (con il colore nero), della morte (con il colore grigio), della tristezza (con il colore blu) e della distruzione (con il colore rosso).
Parlando del logo della copertina, le lettere che compongono la scritta “Dylan Dog” vanno sempre più a sgretolarsi, distruggendosi definitivamente tra sette numeri.
Se ancora non avete acquistato il numero 393 di Dylan Dog, vi consiglio di farlo adesso.
– Marco Meloni –
( marco93meloni )