Recensione del film [ Toy Story 4 ].

Siete nati nel 1990 oppure alcuni decenni dopo? Poco importa.

Equipaggiatevi di action figure, t-shirt, cappellini, tanta nostalgia e recatevi nel cinema più vicino a voi per vedere questo nuovo capolavoro targato Disney Pixar.

Il quarto capitolo di Toy Story è un concentrato di humor e forti emozioni che farà passare allo spettatore un’ora e quaranta minuti in un batter d’occhio.

La nostalgia, si fa sentire già dal primo minuto.

Si inizia con un flashback che riporta alla mente i grandi anni ‘90, quando Andy giocava con i suoi adorabili giocattoli, che in qualche modo, ci hanno accompagnato durante la nostra incredibile infanzia.

Le immagini scorrono veloci, ci fanno viaggiare nel tempo, ci fanno sognare, ci fanno immedesimare in Andy, diventato grande, costretto (a malincuore) a donare i suoi giocattoli, all’adorabile bambina di nome Bonnie.

Per tutta la trama del film, i giocattoli di Bonnie (che anni fa erano di Andy), cercheranno in tutti i modi di riportare sul camper della famiglia della bambina un giocattolo smarrito che all’inizio del lungometraggio si era buttato dal finestrino della vettura.

Durante l’incredibile viaggio di ritorno, alcuni giocattoli dovranno affrontare una corsa contro il tempo.

Inoltre, dovranno vedersela con una bambola dagli occhi dolci, che cercherà in tutti i modi di appropriarsi del riproduttore vocale di Woody così da poter riavere uno suono perfetto, facendo sì che la bambina (alla quale aveva sempre aspirato) la prendesse come sua compagna di giochi.

I protagonisti del quarto capitolo non saranno tutti i giocattoli (come nei precedenti film).

Gli Alieni, Mr.Potato, Slinky, Rex, (addirittura) Buzz Lightyear e tanti altri ancora, verranno messi in secondo piano per dare spazio ai protagonisti principali che in questo caso saranno Woody, Bo (con la sua pecora a tre teste) e Forky.

Quest’ultimo, è il vero e proprio protagonista del film.

Con la sua ingenuità e la sua buffa espressione, Forky è appunto (come fa intuire il nome) una forchetta.

Bonnie (la bambina che custodisce gelosamente tutti i suoi giocattoli) l’ha costruito con le sue mani il primo giorno di scuola, ricavandolo da un mucchio di spazzatura procuratale proprio da Woody.

Per gran parte del lungometraggio, la simpatica forchettina farà del tutto per cestinarsi all’interno di qualche cassonetto che troverà per strada ma per sua fortuna, il nostro amato cowboy Woody, farà del suo meglio per far sì che questo non accada.

La forchetta deve tornare da Bonnie affinché quest’ultima sia felice in quanto Forky non è più spazzatura bensì un giocattolo.

Questa è la missione principale che Woody dovrà portare a termine.

Le ambientazioni del film sono fantastiche, surreali, piene di luci e colori.

Nella prima parte del lungometraggio, possiamo osservare un fantastico Luna Park notturno con tanto di ruota panoramica e tiro al bersaglio, pronto a regalare un bellissimo peluche, al bambino più fortunato che lo vincerà.

Mentre nella seconda parte, il luogo protagonista è uno spettrale, malinconico e cupo negozio di compra/vendita dell’usato dove ogni notte, durante la sua chiusura si possono fare incontri a dir poco sinistri e tenebrosi.

Non voglio dirvi altro per non fare troppo spoiler ma chi è amante della serie “piccoli brividi” troverà un (se così lo possiamo chiamare) compagno d’infanzia che di certo non abbiamo dimenticato per il suo inquietante modo di fare.

Infine, per i più nostalgici (e sopratutto per i più sensibili) non mancheranno le scene strappalacrime.

Un’altra co-protagonista del quarto capitolo di Toy Story è sicuramente la mitica Bo, che nonostante un braccio rotto, armata di bastone e puzzola meccanica a seguito della sua fedele pecora a tre teste, cercherà con la sua incredibile determinazione di aiutare Woody nella sua impresa.

Parlando proprio di Woody, lo sceriffo cowboy è dotato di un’incredibile forza di volontà ed è l’unico della squadra che è sempre pronto a sacrificarsi per i più deboli, affrontando minacce molto più grandi di lui.

Nella sala del cinema, sentendo parlare Woody, in molti purtroppo hanno percepito la mancanza della voce del mitico Fabrizio Frizzi, morto prematuramente all’età di 60 anni nel 2018.

Mentre (parlando sempre di doppiaggio), ho molto apprezzato la voce di Luca Laurenti per Forky. La sua tonalità rispecchia in pieno le caratteristiche del simpatico personaggio incredulo ed ingenuo.

Lo sceriffo Cowboy, inoltre, verrà aiutato niente di meno che da Duke Caboom: uno spericolato baffone stunt-man tutto fare che a bordo della sua moto, farà del tutto per portare a termine la missione datagli da Woody.

Interpretato da Keanu Reeves, Duke Caboom, esprime al massimo il carattere dell’attore che siamo abituati a vedere sul maxi schermo, nei film d’azione come Matrix e John Wick.

Passando alle colonne sonore, come al solito Toy Story non delude mai dandoci l’impressione di essere tornati negli anni ‘90 con “Un amico in me” (di Riccardo Cocciante) e con l’indimenticabile “Theme Song” principale che vede da sfondo, lo storico logo circondando da bellissime nuvole bianche su un cielo azzurro.

Nel film, inoltre ci saranno alcuni simpatici easter-egg: troveremo Tiny Toy, il giocattolo musicista, che appare per la prima volta in un cortometraggio Pixar nel 1996 e le mitiche chitarre di Coco, appese sul tiro al bersaglio del Luna Park. Aguzzate comunque la vista perché di “easter-egg” c’è ne saranno molti altri ancora.

Infine, come in ogni film Pixar che si rispetti, in Toy Story 4 ci vengono posti alcuni insegnamenti di vita molto importanti.

Il primo è senza dubbio quello del riciclaggio, di come sia importante e sopratutto di come si possa usare nella vita di tutti i giorni.

In questo caso, la piccola Bonnie ha realizzato un piccolo giocattolo creato proprio da materiali riciclabili che erano destinati allo smaltimento, ricavando così una fantastica forchettina tutto fare alla quale si affezionerà moltissimo.

Il secondo insegnamento che Toy Story 4 vuole far percepire agli occhi di chi lo andrà a vedere, non è rivolto ai piccoli ma agli adulti (e sopratutto) ai genitori.

Genitori che ogni giorno passano troppo tempo fuori casa, pensando solo al proprio lavoro, al proprio interesse e sempre meno, alla propria famiglia, dimenticandosi di quando erano piccoli, delle emozioni che provavano e sopratutto della paura che avevano durante i primi giorni di scuola.

Il terzo ed ultimo (ma non meno importante) insegnamento è quello del rispetto per il più debole, di tirare sempre fuori la propria forza di volontà, che ognuno deve esprimere al meglio, ed infine del sacrificio che si è disposti a fare per l’amore che si prova nei confronti degli amici.

Il quarto capitolo di Toy Story è rivolto a tutte le famiglie composte da grandi e piccini di ogni età che entreranno in sala magari con il broncio per colpa una giornata andata male ma che sicuramente ne usciranno felici, con il sorriso stampato sulla bocca e con il cuore pieno di felicità rivolto al cielo, gridando a squarcia gola come farebbe il mitico Buzz Lightyear: “Verso l’infinito ed oltre”!

– Marco Meloni – ( marco93meloni )